08 ottobre 2019

Mai più fake news, post infamanti, attacchi gratuiti, commenti di esperti senza qualifica, trasmissioni pilotate politicamente, minacce ed esortazioni alla violenza.

Sì alla libera e completa espressione e informazione, nel rispetto della libertà di tutti e della deontologia professionale dei professionisti della comunicazione che,  nel Testo unico del giornalista, hanno concentrato le regole per la diffusione di notizie vere, complete e utili.

Quanto è avvenuto in questi mesi, prima, durante e dopo i drammatici fatti della Val D’Enza, è stato un lungo e ripetuto attacco al nostro lavoro. Commenti aggressivi sui social, post che invitavano a “dar fuoco” agli assistenti sociali, titoli urlati e falsi, racconti non verificati, hanno gravemente nuociuto alla nostra professione e ad alcuni di noi se è vero, come lo è, che sono anche aumentate le aggressioni verso di noi.

Senza voler limitare la libertà altrui, soprattutto quella di espressione ed informazione, alla base della nostra e di tutte le democrazie, riteniamo doveroso, con i mezzi a nostra disposizione,  arginare falsità e violenze verbali. Per questo il  Consiglio nazionale dell’Ordine ha chiesto al nostro legale di avviare quattro querele -  una anche verso un odiatore/odiatrice che si nasconde dietro un nickname, ma che la polizia postale saprà rintracciare – per altrettanti diffamatori via social e di segnalare agli ordini regionali dei giornalisti i redattori che per quanto abbiamo verificato in articoli o titoli hanno diffuso notizie false.

E’ soltanto l’inizio di una strategia dell’attenzione e di tutela non di qualche assistente sociale che ha sbagliato o fatto male il proprio lavoro, con o senza dolo, ma  verso tutti i 44mila iscritti all’Ordine la quasi totalità dei quali è lì dove gli odiatori via social o qualche cattivo giornalista non sono mai stati.